Per capire la recente crisi che ha travolto marchi come Haibike, Lapierre e Ghost, bisogna fare una netta distinzione tra la gloriosa storia dell’azienda e le sue recenti vicende finanziarie. Haibike, ad esempio, non è una realtà nata di recente per poi sparire nel nulla: fondata nel 1995 in Germania, vanta oltre trent’anni di storia ed è stata la pioniera assoluta delle moderne mountain bike a pedalata assistita, rivoluzionando il mercato nel 2010.

Il lasso di tempo di soli quattro anni che separa l’acquisto miliardario dall’odierna bancarotta rappresenta la brevissima e disastrosa parentesi della sua ultima proprietà. Nel 2022, all’apice del boom delle vendite nel settore ciclo, la casa madre di Haibike — l’olandese Accell Group — è stata infatti rilevata dal gigantesco fondo di investimento americano KKR per la cifra record di 1,56 miliardi di euro. L’innesco di questo boom era stato proprio la quarantena: durante i mesi di restrizioni, le persone avevano iniziato a comprare biciclette in massa sia per evitare i mezzi pubblici affollati, sia per trovare uno svago all’aperto mentre le palestre erano chiuse. Il fondo americano aveva scommesso che questa euforia e la crescita del mercato sarebbero continuate all’infinito, ma la spinta si è rivelata solo un’anomalia temporanea legata ai lockdown. Quando la vita è tornata alla normalità e l’entusiasmo si è sgonfiato, è iniziata una reazione a catena fatale che in appena quarantotto mesi ha portato il gruppo al collasso.

Il fallimento, infatti, non è stato causato da un calo fisiologico delle vendite, ma da un mix letale di azzardi finanziari ed errori operativi. In primo luogo, per comprare il gruppo, KKR lo ha caricato di un debito mastodontico. Quando i tassi di interesse globali sono aumentati, il peso delle rate ha letteralmente strangolato le finanze dell’azienda.

A questo si è aggiunto un clamoroso errore di calcolo sulle scorte. Durante i lockdown i componenti scarseggiavano, spingendo i vertici a ordinare quantità enormi di pezzi per non fermare la produzione. Quando questa valanga di materiali è finalmente arrivata nei magazzini, l’emergenza sanitaria era ormai finita e la domanda crollata. L’industria intera è entrata in una spietata guerra dei prezzi per smaltire l’invenduto, costringendo Accell a maxi sconti che hanno completamente azzerato i margini di guadagno.

Come se non bastasse, sulle casse del gruppo si è abbattuta una vera e propria mazzata interna: il disastro Babboe. Il popolarissimo marchio di cargo bike, anch’esso di proprietà di Accell, ha subito un massiccio richiamo obbligatorio per gravi problemi di sicurezza ai telai, che in alcuni casi si spezzavano durante l’uso. Questo ha comportato un danno d’immagine incalcolabile e costi straordinari imprevisti per decine di milioni di euro.

Schiacciato da questa tempesta perfetta, l’investimento miliardario si è rivelato insostenibile. Dopo aver ceduto il controllo ai creditori all’inizio dell’anno e aver tentato invano di vendere l’azienda, i vertici hanno dovuto portare i libri in tribunale ad agosto 2026. A suggellare l’epilogo sono state le parole della dirigenza:

“È una situazione profondamente triste e frustrante, considerando tutto il duro lavoro fatto per cercare di ristrutturare le finanze di Accell. Abbiamo esplorato instancabilmente ogni opzione realistica per il futuro, ma nessuna ci ha permesso di far sopravvivere il Gruppo nella sua forma attuale.”

Questo crac finanziario chiude una dolorosa parentesi speculativa, ma non cancella i decenni di innovazione di Haibike. Il marchio tedesco rimane uno dei nomi più prestigiosi e di maggior valore nel mondo delle e-bike. Sotto la gestione degli amministratori nominati dal tribunale, è altamente probabile che un asset così forte venga separato dai debiti del gruppo e venduto a nuovi investitori, permettendo alla storia di Haibike di continuare la sua corsa.

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